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Leonardo Padura: Come scrivo?

... non posso dire di avere un metodo per scrivere i miei libri: le idee compaiono nei posti più inattesi (un altro libro, per strada, una chiacchierata), maturano in qualche punto del mio subconscio per un tempo indeterminabile e quando sono cresciute abbastanza (come un neonato nella placenta) di solito escono fuori ...

Gli amici del Festival Dall’altra parte del mare di Alghero, dove sarò dal 22 al 26 giugno per presentare il mio nuovo romanzo, Come polvere nel vento, mi chiedono come scrivo, quali sono i miei procedimenti di scrittura. E io rispondo volentieri, ma devo cominciare con una confessione: non so come ho scritto quello che ho scritto

Mi succede sempre, quando sono trascorsi alcuni anni e per qualche ragione devo rileggere uno qualunque dei miei libri, che mi sembra che sia stata un’altra persona a scriverlo. A volte ho l’impressione che sia stata una persona incredibilmente intelligente. Però nella maggior parte dei casi mi sembra uno scrittore goffo e senza troppa grazia. Il problema è che, in realtà, la persona che ha scritto alcuni anni prima ciò che ho riletto è una persona diversa o almeno era una persona che scriveva in modo diverso da quella che sono e che scrive adesso.

Cerco di spiegarmi. Sono uno scrittore che vive della scrittura e per la scrittura: la prima ragione è economica e la seconda spirituale. Questo mi rende un uomo molto privilegiato, perché mi guadagno da vivere facendo quello che mi piace di più e quello che, giorno dopo giorno, cerco di fare un po’ meglio.

Una parte della scrittura è fisica e intorno a essa si addensano abitudini che non sono cambiate con gli anni. Da quando scrivevo a mano o a macchina (ho fatto il salto al computer nel 1990) l’ho fatto sempre di mattina, a casa mia (adesso ho uno studio, con vista sul giardino dove regna un albero di flamboyant), accompagnato dalle sigarette, dal caffè e da uno o due cani che mi interrompono per farsi grattare tra le orecchie.

Posso scrivere per quattro, cinque ore, ma dopo questo periodo la poca intelligenza che ho di solito si dichiara in sciopero e la cosa migliore che posso fare è fermarmi, mangiare qualcosa e fare una siesta (adoro la siesta).

La parte interessante e misteriosa, tuttavia, è la porzione mentale del processo. Ed è enigmatica perché non posso dire di avere un metodo per scrivere i miei libri: le idee compaiono nei posti più inattesi (un altro libro, per strada, una chiacchierata), maturano in qualche punto del mio subconscio per un tempo indeterminabile e quando sono cresciute abbastanza (come un neonato nella placenta) di solito escono fuori. Ma sono neonate: non hanno denti, non vedono, non comprendono nulla. Ho soltanto un’idea amorfa che comincia a crescere nel procedimento stesso della scrittura e, dopo varie versioni, letture e revisioni, va acquisendo la sua forma più definitiva e… credo migliore.

Una situazione classica nella mia mancanza di metodo è che quando scrivo qualcuno dei miei romanzi polizieschi mi imbatto sempre nello stesso problema: ho un delitto, perfino un cadavere, però non so chi è il criminale e lo scopro soltanto se scrivo tutta la storia e, da qualche parte, sbuca fuori il personaggio che è la chiave di ogni romanzo poliziesco.

La cosa più importante nella mia mancanza di metodo e di capacità di previsione è dunque la grande sfida che affronto ogni volta che comincio a scrivere un romanzo: una sensazione per-versa e persistente di non sapere come lo scriverò, accompagnata dall’unica certezza che dovrò di nuovo imparare a scrivere a ma-no a mano che scrivo.

1. Leonardo Padura

Quando 25 giugno 2022 dalle 11.00

Con Leonardo Padura.

Dove Micro Coffee [ indicazioni stradali ].

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